Franco B, una vita in console, a far emozionare il pubblico

Franco B, una vita in console, a far emozionare il pubblico

Incontriamo questo artista in un periodo di crescita. Da tempo Franco B fa ballare situazioni importanti a Bolzano e non solo (ha portato il suo sound anche a Monte Carlo) intorno a maggio 2026, quando la nuova stagione primavera/estate sta per iniziare e c’è un certo fermento.

I suoi punti di riferimento musicali? Tanti e molto diversi tra loro. «Su un’isola deserta, invece di portarmi singolo o album, mi porterei dj set registrati di artisti che considero miei punti di riferimento: Massimo Alberti per il revival anni 70/80/90,. Poi, Simon Doty e Marsh per la deep house, Louie Vega per la soulful e Claptone per la tech house». Una risposta di questo tipo, così umile (un DJ che si racconta attraverso i set di altri DJ è un caso più unico che raro), spiega perché Franco B, dopo tanti anni, è ancora al centro della scena. Ascolta il pubblico e ha ancora voglia di imparare.

Che periodo stai vivendo?

«Sono molto impegnato in eventi pubblici e privati. Tra conferme e nuove date, suono periodicamente in diversi locali della mia città, Bolzano. La prossima settimana parte una collaborazione con un grande evento estivo, Brasserie. Sinora era amato soprattutto dai più giovani, ma quest’anno gli organizzatori hanno voluto alzare l’asticella, pensando di coinvolgere generazioni per così dire “più mature”, partendo proprio dalla musica. Poter salire in console ed aprire la serata con deep house e soulful, per me, è un grande motivo di orgoglio».

Franco B, che musica proponi? E che musica ascolti in questo periodo?

«In questo periodo ascolto prevalentemente la musica proposta da Radio m2o, novità del momento mescolate a storiche hit anni ‘90. Credo che chi quotidianamente elabora il palinsesto cerchi di interpretare l’esigenza di ascolto del maggior numero di ascoltatori. Non è un caso, a mio avviso, che si continui ad attingere agli originali degli anni passati perché la gente ha ancora voglia di risentirli. È guarda caso la scelta che faccio anche io quando suono negli eventi a tema revival . In quelle situazioni prediligo le versioni originali, quelle che stimolano i ricordi, che risvegliano le emozioni del passato». 

Come sta cambiando il lavoro del DJ?

«Un tempo, quando internet non c’era, si andava in discoteca per ascoltare e ballare un certo tipo di musica. Non c’erano alternative. La stessa musica ha subito poi nel corso degli anni mutamenti molto repentini. Quando alla fine degli anni ’70 artisti come Giorgio Moroder, Rockets e Kraftwerk hanno portato l’elettronica sul mercato discografico è stato l’inizio della rivoluzione. Oggi è tutto diverso: oggi quasi non ci sono neppure più le versioni extended, noi DJ dobbiamo mixare già dopo 2 minuti perché… perché chi è in pista vuole versioni che io chiamo “mordi e fuggi”. Tutto cambia, chissà che presto non vedremo novità di grande livello».

Come è cambiata la musica da ballare negli anni?

«Tra anni ’80 e ’90 si usavano termini come “garage” ed “underground”, generi musicali che, a mio avviso, non sono mai morti e che continuano a vivere oggi con altre terminologie. Tutto questo ha creato la base della mia cultura musicale che trasferisco nelle mie serate».

Quando sei libero di proporre ciò che preferisci, che musica proponi?

«Quando posso, mi diverto a mescolare brani di diverse epoche, cercando dissolvenze morbide ed accattivanti, guardando la reazione del pubblico. Alternare brani del momento a successi iconici del passato rende il tutto più frizzante, per nulla scontato, capace di far scattare “l’effetto wow”. Anche quando mi esibisco in occasione di aperitivi lunghi, cerco che la musica si faccia sentire con la doverosa discrezione, e se qualche piede o gamba inizia a muoversi per un riflesso incondizionato, l’obiettivo è pienamente raggiunto».

Come balleremo nell’estate 2026? Il Soft Clubbing crescerà ancora?

«Dopo il successo a Milano, queste feste diurne sono rapidamente arrivate in tutta Italia, anche nella mia città, Bolzano. Lo spirito che spinge un pubblico sempre più numeroso a partecipare a questi eventi, facendosi magari ore di fila pur di esserci, va rispettato e considerato un chiaro segnale da parte di una grossa fetta di utenti. Molte discoteche propongono solo reggaeton, trap o tech house, con la conseguenza di attirare esclusivamente una certa tipologia di clientela… evidentemente c’è anche chi ha voglia di altro. Quanto durerà il soft clubbing? Lo deciderà il popolo, perché in fin dei conti il popolo, nel divertimento, è sovrano. Noi DJ abbiamo solo il compito di far emozionare e divertire».

https://www.djfrancob.it



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